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8.30
Le neoplasie della mammella sono i tumori più frequenti nelle donne appartenenti a tutte le classi di età. Negli ultimi anni si sta osservando una continua tendenza alla diminuzione della mortalità per carcinoma mammario (-0,8%/anno), attribuibile ad una maggiore diffusione dei programmi di screening, che permettono di anticipare la diagnosi, e anche ai progressi terapeutici. Il carcinoma mammario è una patologia estremamente eterogenea, caratterizzata da decorsi clinici spesso diversi anche in presenza di caratteristiche cliniche e istopatologiche inizialmente simili. La terapia ormonale adiuvante riduce il rischio di recidiva e di morte nelle pazienti con neoplasia mammaria Luminale. Dopo un lungo periodo in cui il Tamoxifene è stato l’unico trattamento utilizzato in questo setting, nel primo decennio degli anni 2000 gli studi hanno dimostrato che gli Inibitori dell’Aromatasi riducono significativamente, rispetto al Tamoxifene, il rischio di recidiva, di morte per neoplasia e di mortalità globale. La terapia ormonale con inibitori dell’Aromatasi è dunque pratica consolidata per l’oncologo medico ma sicuramente esistono a tutt’oggi questioni aperte quali il problema dell’aderenza al trattamento, la gestione delle tossicità, la durata del trattamento e la chirurgia.
I Tumori Neuroendocrini (NET) rappresentano un ampio gruppo di neoplasie rare che hanno origine dalle cellule del sistema neuroendocrino e che, per tale ragione, sono in grado di colpire diversi organi, tra cui intestino, pancreas, polmoni, tiroide, ghiandole surrenali e timo. I NET sono contraddistinti da una presentazione clinica estremamente eterogenea: di questi tumori esistono sia forme indolenti o benigne, sia forme scarsamente differenziate, caratterizzate da un decorso aggressivo e da una prognosi infausta. Pertanto, diagnosi e terapia vanno stabilite e adattate alle singole patologie, richiedendo un approccio multidisciplinare. Nonostante siano considerati tumori rari (l’incidenza stimata si aggira intorno ai 5 casi ogni 100.000 abitanti per anno) i NET, negli ultimi anni, hanno mostrato un sensibile aumento di frequenza, dovuto anche al miglioramento delle tecniche diagnostiche. In Italia, il tumore del colon-retto è il secondo più frequente dopo quello della mammella, con un’incidenza di 50.500 nuovi casi stimati nel 2023, in crescita di oltre il 15% rispetto al 2020. Nel 2022 sono stai registrati 24.200 decessi legati alla patologia, mentre sono 513.500 le persone viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore del colon-retto. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi si attesta tra il 65% (uomini) e 66% (donne). Tali dati evidenziano il ruolo cruciale della diagnosi precoce di malattia, possibile grazie ai programmi di screening nazionali e regionali che sono offerti gratuitamente alla popolazione di età superiore ai 50 anni. Il test di screening più utilizzato è il test del sangue occulto nelle feci, eseguito ogni 2 anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni. Nel caso di positività al test del sangue occulto nelle feci è prevista l’esecuzione di una colonscopia per l’eventuale diagnosi di adenomi e/o di cancro precoce del colon retto.
Il progetto nasce come momento di confronto e discussione tra oncologi, medici di medicina generale e altri specialisti dello stesso ambito territoriale dedicato alla valutazione collegiale delle esperienze accumulate nella gestione multidisciplinare delle patologie oncologiche per migliorare il trattamento delle tossicità dei farmaci e quindi migliorare di conseguenza l’aderenza terapeutica.
Nicola D’Ostilio
Responsabile Scientifico
Carla D’Orazio
Edoardo Biondi
Donatella Traisci
Simona Gildetti
Maria Mancini
5 ore
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